SICUREZZA ALIMENTARE: quali criteri per effettuare scelte migliori?

Da sempre suggerisco di consumare prodotti alimentari che rispettino certe caratteristiche, non solo per un discorso nutrizionale, ma anche per motivi legati alla sicurezza alimentare, alla genuinità, al rispetto delle tradizioni e non per ultimo alle qualità organolettiche dei cibi che ogni giorno portiamo sulle nostre tavole ( “Km Zero”, di stagione, artigianali, ecc).

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I PRODOTTI BIOLOGICI SONO L’UNICA SCELTA SICURA?

A tal proposito vorrei esprimere un parere in merito ad alcune mode del momento, fra le quali sto notando emergere con forza, seppur soltanto in una certa nicchia di persone, l’utilizzo di prodotti biologici accompagnato ad una demonizzazione eccessiva dei prodotti convenzionali. Sono personalmente convinto che ci sia del buono nell’agricoltura biologica eppure vorrei, per una volta, soffermarmi a spezzare una lancia in favore della produzione convenzionale.

Esistono diversi studi, fra cui una recentissima rassegna sistematica della letteratura internazionale che si sono occupati di valutare le differenze fra articoli biologici e non, sia in termini di sicurezza alimentare (quanto sono più sicuri gli uni rispetto agli altri?), sia in termini di qualità nutrizionale (gli uni sono più nutrienti degli altri?). Ebbene, quello che la letteratura scientifica ci dice ad oggi è che non esistono differenze sostanziali fra queste differenti classi di merci, nonostante possano provenire da metodiche di coltivazione o allevamento differenti, come previsto dalla legge.

La teoria secondo cui cioè, un pomodoro bio debba necessariamente essere migliore, più salutare o più sicuro rispetto ad un pomodoro proveniente da una coltivazione tradizionale resta ancora tutta da dimostrare ed anzi, le recenti evidenze scientifiche negano l’esistenza di tali differenze.

COME SCEGLIERE ALLORA?

Per queste ragioni, tornando al discorso iniziale, raccomando a tutte le persone che per motivi professionali o confidenziali si rivolgono a me per avere dei consigli alimentari, di preoccuparsi non tanto di consumare SOLO prodotti biologici o viceversa, ma piuttosto di avere cura di altri aspetti che possono rendere sicuramente un alimento migliore di un altro, e fra questi ad esempio mi piace ricordare:

la stagionalità di frutta e verdura (si ai prodotti di stagione): perché come descritto in questo mio precedente articolo (clicca sopra per leggerlo),  significa consumare vegetali che contengono la massima espressione qualitativa di nutrienti, perché raccolti nel loro naturale periodo di maturazione e consumati dopo pochi giorni;

il kilometraggio (si ai prodotti a Km zero): perché scegliere alimenti del nostro territorio ci permette di consumare, al pari del rispetto della stagionalità, prodotti sempre freschi, oltre ad effettuare una prima scrematura fra ciò che ad esempio viene coltivato/allevato in Italia e ciò che al contrario importiamo dall’estero. E questo non è mai un dettaglio se pensiamo che non sempre gli altri paesi dai quali importiamo alimenti, sia in Europa che al di fuori della comunità europea, hanno le nostre stesse normative in termini di agricoltura, allevamento e produzione industriale di cibo (ad esempio, alcune sostanze possono essere da noi vietate ed in altri paesi ancora utilizzate).

La produzione artigianale piuttosto che quella industriale: senza generalizzare perché come in tutte le cose esistono le eccezioni, è ovvio che la maggior parte dei cibi preparati artigianalmente contengono meno conservanti, grassi e agenti chimici rispetto ai loro equivalenti industriali.

Questi sono i criteri che ritengo migliori per poter effettuare delle scelte consapevoli quando facciamo la spesa. Se acquisiamo capacità e competenze per riconoscere i prodotti di stagione, se ci adoperiamo per cercare esercizi commerciali che vendano dal produttore al consumatore e se preferiamo scegliere sempre ciò che è fresco o più artigianale rispetto all’industriale non avremo solamente fatto un piacere alla nostra salute, ma sicuramente anche al nostro portafoglio!

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E’ ovvio, viviamo in una società globalizzata dove in ogni periodo dell’anno possiamo trovare qualsiasi frutto o vegetale, dal locale all’esotico. E’ proprio per questo che le vere differenze nutrizionali ed organolettiche fra un pomodoro e l’altro non stanno nella coltivazione bio o meno; si trovano al contrario fra il pomodoro acquistato e consumato a Luglio e quello acquistato e consumato a Dicembre!

Sicuramente i produttori che seguono l’agricoltura biologica hanno una attenzione maggiore al rispetto della stagionalità, e questo li rende più affini ai principi da me sovra esposti. Ma questo non è sempre vero: ho visto, ad esempio, persone al supermarket acquistare “cipolle bio” provenienti dall’Argentina (scritto in etichetta) anziché cipolle da agricoltura localmente, ho visto persone acquistare frutta “bio” a prezzi che definirei più “da oreficeria”,  anziché sfruttare l’occasione che ci offre il nostro territorio, fatto di centinaia di piccoli agricoltori che offrono frutta fresca di stagione ad 1 euro al kg!  Questi a mio avviso sono i più grandi paradossi ai quali dobbiamo fare attenzione per evitare di cadere nell’estremismo ingiustificato!

Ribadisco il concetto che l’agricoltura biologica ha delle qualità, per cui ben venga. Ma voglio che i miei lettori sappiano che il biologico non è migliore del tradizionale per definizione. Insomma, i prodotti buoni/sani/genuini/locali non sono una esclusiva dell’agricoltura biologica ma anche di certa agricoltura convenzionale.

QUANTI VELENI NEL PIATTO?

Ciò che mi ha spinto a scrivere questo breve articolo è stata la consapevolezza che oggi tutti noi consumatori guardiamo sempre più con diffidenza ciò che consumiamo, e se questo da un lato è molto positivo perché significa che stiamo pian piano riacquisendo le nostre capacità di giudizio e di valutazione rispetto a decenni in cui il marketing e la TV l’hanno fatta da padroni, dall’altro lato può portare a dei timori o delle preoccupazioni a causa delle quali rischiamo di non riuscire a destreggiarci nella quotidianità.

Esistono davvero così tanti rischi per i prodotti che mettiamo ogni giorno in tavola?

Posto che le frodi alimentari e le irregolarità sono sempre esistite e sempre esisteranno (nell’agro-alimentare così come in altri settori) il nostro paese, L’Italia, che per molti aspetti arranca da diversi anni, in fatto di sicurezza alimentare risulta uno dei paesi più autorevoli e prestanti! Esiste cioè una struttura organizzata di controlli sulle derrate alimentari, sia prodotte in Italia che importate, grazie alla quale i consumatori possono sentirsi davvero sicuri.

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Proprio a Settembre scorso sono stati resi noti dal Ministero i risultati  ufficiali del piano annuale di controlli sulla sicurezza di alcune categorie alimentari, eseguiti a campione nel corso di tutto il 2013. L’esito finale è stato che per quanto riguarda i prodotti come carne (e i suoi derivati), latte (e i suoi derivati) e uova, quelli attualmente in commercio su tutti i canali di vendita italiani (dalla bottega sotto casa fino all’ipermercato) sono sicuri al 99,8 % (*).  Un dato esaltante che indica come, per lo meno in questo ambito, il nostro paese riesce ad essere davvero al servizio del cittadino.
Seppure dunque io stesso vi suggerisca di preferire il Km zero, abbiate la tranquillità che pur consumando una fettina di petto di pollo acquistata al supermarket non andrete incontro ad una pericolosa assunzione di sostanze anabolizzanti che faranno crescere il petto a vostro figlio (questi episodi infatti si sono realmente verificati negli anni 60-70, quando non esisteva ancora la regolamentazione attuale e qualche allevatore pensò bene di fare il furbo sfruttando il vuoto legislativo)!

Ovviamente esistono delle criticità, perché il fatto che le leggi a tutela del consumatore esistano non significa che tutte le imprese agro alimentari le rispettino (e questo vale sia per le aziende che producono bio che per quelle convenzionali ovviamente)!  Ma quel che è certo è che i controlli nel nostro paese ci sono , e sono fra i più efficaci al mondo.

QUALI DISTRETTI PIÙ A RISCHIO?

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Fra i distretti dell’agroalimentare esistono poi alcuni settori considerati più a rischio di frodi e sofisticazioni. Fra questi in particolar modo vanno ricordati due fra i prodotti più tipici della nostra tradizione: l’olio extra vergine d’oliva e il vino. In questo caso però, da consumatori possiamo avvalerci del buon senso, e prendere atto che in questo genere di articoli molto spesso la qualità è direttamente proporzionale al prezzo. E’ molto più facile, ad esempio, rischiare di consumare un olio sofisticato o un vino adulterato quando scegliamo di acquistare prodotti con prezzi obbiettivamente fuori mercato e particolarmente bassi, mentre al contrario possiamo sentirci al sicuro se ci affidiamo ad aziende che hanno alle spalle una storia ed una tradizione.

Allo stesso modo, sappiamo che esistono delle criticità legate ad alcune specie ittiche. E’ noto infatti che alcuni pesci come ad esempio lo spada o il tonno rosso, possono contenere naturalmente residui di metalli pesanti (mercurio) che oltrepassano i limiti consentiti dalla legge ma che, a causa di un più complicato sistema di controlli dei prodotti del mare rispetto a quelli della terra, a volte vengono ugualmente messi in commercio e sfuggono alle verifiche sanitarie delle autorità competenti (che, ricordiamolo, sono fatte a campione). Anche in tal caso, può esserci d’aiuto il buonsenso e quelle semplici regole descritte all’inizio di questo articolo: preferire le varietà di pesce tipiche dei nostri territori, come ad esempio i pesce poveri dell’Adriatico (alici, sardine, triglie, sgombri, mazzoline, ecc), limitando ad un consumo sporadico quelle varietà che spesso e volentieri provengono da pescati esteri.

(pensiero personale: chissà perché l’attenzione per il pesce biologico è praticamente inesistente se paragonata a quella per le carni ed i vegetali !)

In conclusione, ricordate sempre che la provenienza, la freschezza e la stagionalità (chi produce, come produce, quando e quanto produce) dei cibi che consumate ogni giorno sono i criteri più importanti per garantirvi una alimentazione fatta da prodotti sani e di qualità.

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Dott. Marco De Robertis  – Riceve a Porto San GiorgioFermo, Sant’Elpidio a mare, Osimo stazione

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(*) La valutazione consiste nel monitoraggio e la ricerca di tutte le sostanze e i residui che potrebbero costituire un pericolo per la salute pubblica, come le sostanze ad effetto anabolizzante e quelle non autorizzate, i medicinali veterinari e gli agenti contaminanti.

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BIBLIOGRAFIA

1)http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/11/18/dieci-vero-o-falso-sul-biologico/

2)http://www.cra-pav.it/bancadatibiologica/iniziale.asp

3)http://ajcn.nutrition.org/content/90/3/680.short

4)http://www.ilfattoalimentare.it/tonno-al-mercurio-le-iene-eurofishmarket.html

5)http://www.blitzquotidiano.it/tv/le-iene-tonno-e-pesce-spada-contaminati-sostanze-cancerogene-video-1803579/

6)http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2010/04/15/bio-nutre-di-piu/

7)http://www.salute.gov.it/portale/documentazione/p6_2_2_1.jsp?lingua=italiano&id=2211