LOTTA ALL’OBESITA’ : GIUSTO O SBAGLIATO TASSARE I PRODOTTI PIU’ DANNOSI?

Premessa: un problema di salute ma anche di spese sanitarie per la collettività  

Il sovrappeso e l’obesità sono condizioni in forte aumento in tutte le fasce d’età nelle popolazioni di tutto il mondo, e rappresentano uno dei più seri problemi di salute pubblica attuali.

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L’organizzazione Mondiale della Sanità ha realizzato recentemente delle proiezioni che mostrano come, per il 2015, gli adulti in sovrappeso saranno circa 2,3 miliardi e gli obesi più di 700 milioni; per questa ragione, la stessa OMS ha coniato il neologismo “globesità”, con la volontà di sottolineare il rapido espandersi di questa problematica a livello mondiale ed una crescita, definita “epidemica”, che coinvolge oggi parecchie aree del mondo e non solo i paesi sviluppati ma anche quelli in via di sviluppo.

Numerosi studi hanno confermato l’incremento dei casi di obesità in Europa, dove si è stimato che la metà della popolazione adulta sia in una condizione di eccesso ponderale patologico. Allo stesso modo, i dati sull’obesità infantile ci comunicano che questa condizione risulta triplicata nel corso degli ultimi 30 anni.

Questo fenomeno rappresenta una seria problematica sanitaria, poiché l’accumulo di grasso si associa a patologie metaboliche e cardiovascolari che mettono a rischio la vita del paziente e gravano poi sulle spese sanitarie nazionali.

Quali strategie utilizzare?

Da anni le comunità scientifiche e politiche di tutti i paesi del mondo si interrogano sui possibili interventi da attuare per risolvere, o più realisticamente ridurre il problema del sovrappeso e di tutte le patologie ad esso correlate.

Oltre a progetti di educazione alimentare e alle classiche attività di sensibilizzazione che i governi di tutto il mondo cercano da tempo di portare avanti per migliorare questa situazione, negli ultimi anni sono state introdotte in un numero sempre maggiore di Nazioni, delle vere e proprie “tasse sul cibo”, con lo scopo di fungere da deterrente e veicolare in qualche modo gli acquisti delle famiglie verso prodotti alimentari  più sani.

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Denominate comunemente “FAT TAX”, queste imposte sono state pensate ed applicate in modo diverso da paese a paese: in Germania, ad esempio, si è deciso di tassare tutti gli alimenti contenenti più di 275 Kal per 100 grammi di prodotto; in Francia dal 2012 sono colpite soltanto le bevande zuccherate; negli Stati Uniti sono stati invece presi di mira i cibi con un contenuto elevato di grassi, così come in Danimarca. Anche Olanda, Messico e Giappone hanno introdotto simili imposte.

In Italia per ora, la politica non sembra voler recepire ed importare questa nuova tassazione, ma personalmente, voglio esprimere il mio parere sulla possibilità che ciò avvenga.

Ascoltando qualche giorno fa una trasmissione in radio che affrontava l’argomento, (Decanter – Radio 2), ho realizzato che l’alimentazione, nel nostro paese, è uno di quegli ambiti in cui la gente  non gradisce affatto interventi dello Stato atti a incentivare o disincentivare il consumo alcuni prodotti alimentari, e sono convinto che molti di coloro che stanno leggendo queste righe la pensino esattamente così.

Il senso comune sembra essere il seguente “ Il cibo è un delle poche libertà che abbiamo ancora, lasciateci almeno mangiare quello che ci pare”.

La mia opinione

Vi sono degli aspetti della questione che  credo sfuggano a chi sostiene questa tesi:

– la situazione attuale è paradossale: i cibi spazzatura costano molto meno dei prodotti più sani. Nei bar un tramezzino con la maionese o un pacchetto di patatine costano la metà di un sano piatto di pasta o di una insalatona, e nei supermercati frutta e verdura hanno prezzi esorbitanti se confrontati con quelli di merendine e pizzette. Questo e’ inaccettabile ed incentiva proprio al consumo di prodotti insalubri, specialmente in un periodo storico come quello che stiamo attraversando dal punto di vista economico e sociale;

– l’introduzione in Italia di una “Fat Tax” non dovrebbe perciò essere vista come l’ennesimo intervento che grava sulle tasche degli italiani, ma più che altro come un disincentivo al consumo di alimenti “dannosi” alla salute;

– la scelta dei cibi da “tassare” dovrebbe ricadere SOLO ED ESCLUSIVAMENTE su prodotti che NON rappresentano le nostre tradizioni e la nostra cultura culinaria, e che possono essere definiti come “cibi spazzatura” o “junk food” (bevande zuccherate, patatine fritte in busta, cibi da Fast food come hamburger, wurstel, alcuni tipo di merendine e snacks dolci, ecc), guarda caso i prodotti maggiormente preferiti dai ragazzi. Non dovrebbe al contrario danneggiare le tante aziende italiane che producono alimenti di alta qualità e tradizione;

– mangiare bene o male resta una scelta libera e individuale, ma le conseguenze di una cattiva alimentazione gravano non solo sulla salute delle persone, ma anche sulle spese sanitarie nazionali. In Italia i costi dell’obesità rappresentano il 6,7% della spesa sanitaria pubblica – circa 23 miliardi di euro –  e questa cifra raddoppia se si considerano anche i costi indiretti ad essa correlati.

Spero che questa mia riflessione possa avervi aiutato a chiarire le idee riguardo una tematica di cui probabilmente sentiremo parlare ancora nel futuro prossimo.

Potete ascoltare il Podcast della puntata di Decanter – Radio 2 (durata 15 minuti) nella quale sono intervenuto telefonicamente, al seguente link:   

http://www.radio2.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-73d3d31d-c6ae-4b89-a2ff-daa72b4594f5.html?refresh_ce

Se invece volete esprimere una vostra opinione a riguardo, potete farlo intervenendo sulla mia pagina facebook: 

www.facebook.com/derobertisnutrizione

Dott. Marco De Robertis

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