INTOLLERANZA AL LATTOSIO: FACCIAMO CHIAREZZA

PREMESSA: attualmente la medicina convenzionale riconosce come intolleranze solo quelle che coinvolgono il lattosio ed il glutine (sopratutto Celiachia).
Tutti gli altri test attualmente di moda, che promettono di scoprire presunte intolleranze ad altri alimenti che possano in qualche modo essere responsabili di malesseri o sovrappeso non hanno ad oggi alcuna validità scientifica.

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Cos’è l’intolleranza al lattosio?

La così detta “intolleranza al lattosio” è una condizione clinica dovuta alla carenza di lattasi, un enzima che scinde il lattosio (cioè il principale zucchero contenuto nel latte) in zuccheri semplici, i quali vengono poi assorbiti dal tratto gastrointestinale.

Il deficit di lattasi può essere:

– congenito : una forma estremamente rara, che si caratterizza per intolleranza al latte materno e quindi ad insorgenza precoce, già in età neonatale. Tale difetto è dovuto ad una mutazione del gene codificante per la lattasi.

acquisito : una forma dovuta alla fisiologica riduzione dallo svezzamento in poi della lattasi intestinale, trasmessa geneticamente con carattere atutosomico recessivo. Infatti, il latte nei mammiferi rappresenta il primo ed unico alimento nei primi mesi di vita, motivo per cui in giovane età l’espressione della lattasi è elevata. Durante l’accrescimento si assiste poi ad una netta riduzione dell’attività lattasica, con conseguente manifestarsi della intolleranza al lattosio in età adulta.

In alcuni individui tuttavia – a causa di fenomeni di variabilità genetica, di influenze ambientali e di capacità di adattamento – è presente una specifica mutazione del gene che codifica per la lattasi che conferisce loro la capacità di digerire lattosio anche in età adulta (polimorfismo ereditato come carattere autosomico dominante).

Quali sono le frequenze dell’intolleranza al lattosio nelle popolazioni?

Proprio perché si tratta di caratteri ereditari, la frequenza dei polimorfismi che determinano TOLLERANZA AL LATTOSIO o INTOLLERANZA AL LATTOSIO è fortemente correlata alle diverse etnie ed alla posizione geografica. Sappiamo infatti che l’intolleranza al lattosio negli Stati Uniti raggiunge il 22% della popolazione, mentre i Nord-Europei hanno la prevalenza più bassa (circa il 5%).
Nell’Europa centro meridionale (e di riflesso anche in Italia) la prevalenza varia dal 30 al 70%, con frequenze più elevate nelle zone meridionali.

Come si manifesta l’intolleranza?

Quando vi è Intolleranza, il lattosio indigerito giunge al colon e qui diviene substrato della fermentazione batterica. I segni clinici con cui l’intolleranza si manifesta sono  diarrea, dolori e/o crampi addominali, tensione e meteorismo addominale, disidratazione.

Ad onor del vero va sottolineato che oggi, specialmente in Italia, questa patologia viene spesso sovrastimata, con il risultato che ingiustificatamente molte persone eliminano i latticini dalla propria dieta quando in realtà non ce ne sarebbe bisogno. I sintomi di questa intolleranza infatti sono sovrapponibili a quelli di altre patologie, come ad esempio la Sindrome dell’Intestino Irritabile.
L’unico modo per avere la certezza di un’intolleranza al lattosio è sottoporsi a test diagnostici molto specifici.

Quali sono i test diagnostici per l’intolleranza al lattosio?

Quando vi sono segni e sintomi che possono essere ricondotti ad una intolleranza al lattosio, si possono eseguire alcuni esami diagnostici di laboratorio per avere una risposta definitiva.

Il test attualmente più utilizzato per rivelare il deficit enzimatico di lattasi è il Breath test, attraverso il quale in seguito all’ingestione di lattosio si valuta il grado di intolleranza registrando la quantità di idrogeno espirata, indice del grado di fermentazione intestinale del lattosio e quindi del relativo deficit dell’enzima.
Si tratta di un esame non invasivo,  anche se la sua durata (3 ore circa), i potenziali fastidi ed il protocollo di preparazione al test rappresentano limiti importanti associati a questo metodo di indagine.

Un’altra metodica diagnostica, sviluppata grazie alle più recenti conoscenze in biologia molecolare è quella del Test Genetico, in grado di studiare i polimorfismi del gene codificante l’enzima lattasi ed identificando così i soggetti ad alto rischio di intolleranza con specificità e sensibilità molto elevate.

Esclusivamente mediante questi test è inoltre possibile distinguere le forme congenite da quelle acquisite, potendo così porre una diagnosi differenziale.

 

Terapie ed intervento nutrizionale nell’intolleranza al lattosio 

La riduzione o l’eliminazione del lattosio dalla propria dieta consente di ridurre significativamente la sintomatologia ed evitare particolari disturbi gastrointestinali.

Esistono poi in commercio specifici integratori, a base di Lattasi in compresse, in grado di compensare la carenza endogena di questo enzima e che possono essere utilizzati quando non è possibile una eliminazione completa dalla dieta di tutti i prodotti ricchi in lattosio, che sia per gusto … o necessità.

Dott. Marco De Robertis

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Bibliografia

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